ANDREA DI GIACOMO NUOVO SEGRETARIO PROVINCIALE CST UIL GORIZIA

Il territorio goriziano è fortemente colpito da un’ altissima incidenza delle malattie asbesto correlate, malattie professionali causate negli anni dal massiccio utilizzo dell’amianto e dall’esposizione allo stesso dei lavoratori, per la maggior parte collegati ai Cantieri navali. Dobbiamo tenere altissima l’attenzione, con sorveglianza e prevenzione sanitaria, pensando alla dignità nell’ assistenza medica e psicologica agli ex esposti, ai malati e loro familiari, allo smaltimento del materiale, alle bonifiche e le informazioni ai cittadini, alla formazione degli operatori, tutte azioni previste dal Piano Nazionale Amianto del 2013”. Lo ha affermato Andrea Di Giacomo, neoeletto Segretario della CST della UIL di Gorizia nel corso del congresso svoltosi oggi pomeriggio nella cornice di Marina Lepanto di Monfalcone tracciando una panoramica sulla situazione del territorio. “I cantieri navali devono essere un arricchimento per le opportunità di lavoro, non uno svilimento della dignità e del decoro delle maestranze: per questo dovremo vigilare sui contratti e sulle regole degli appalti. Dobbiamo monitorare la situazione che si verrà a creare con lo sblocco dei licenziamenti, per evitare che vengano persi ulteriori posti di lavoro, che poi difficilmente potranno essere recuperati – ha aggiunto Di Giacomo -. Dovremo spingere per l’avvio di opere pubbliche: il bonus 110% aiuta, ma non risolve la carenza di opportunità che potrebbero derivare da grossi cantieri edili. La sistemazione delle scuole deve essere
uno degli obiettivi primari. Non si può perdere l’occasione di rilancio e modernizzazione della A2A non può essere persa; va presa in seria considerazione, apportando magari modifiche funzionali, ma non certo cestinando il progetto o cullandosi all’idea di importare energia da altri Paesi”. Di Giacomo ha invitato anche a cercare una “sinergia con gli industriali per il rilancio del territorio: siamo una porta verso l’Est Europa, dobbiamo essere attori protagonisti delle dinamiche e delle opportunità. Dobbiamo anche pensare seriamente all’integrazione dei migranti che da tale porta entrano in Italia in cerca di una vita migliore.” I lavori del congresso straordinario della CST di Gorizia della UIL sono stati aperti dalla relazione del Commissario Straordinario Mauro Franzolini che ha fatto un focus sull’andamento degli infortuni sul lavoro in regione. “ A fronte delle 6 denunce di infortuni mortali registrate in Friuli Venezia Giulia nel periodo gennaio-maggio 2020, nei primi cinque mesi di quest’anno il dato è salito drammaticamente a 10 morti sul lavoro, di cui 7 nel settore industria e servizi e 2 nel settore agricolo. Di questi un decesso ha riguardato anche la provincia di Gorizia”, ha affermato Franzolini. “ I numeri si fanno ancor più impressionanti se lo sguardo si volge al totale delle denunce di infortunio e non solo a quelle con esiti mortali. Se nel periodo gennaio-maggio 2020 sono state complessivamente 4.852, nello stesso periodo del 2021 in regione sono salite a 5.811 (quasi 1.000 in più), senza contare i dati degli infortuni in itinere: 564 a fronte dei 495 dell’anno precedente. In provincia di Gorizia si sono registrate 879 denunce di infortunio – ha proseguito Franzolini, citando gli ultimi dati dell’ INAIL -. In Italia ci sono 4 milioni di aziende, nel 2020 sono stati effettuati 10.000 controlli e trovate 8.000 situazioni irregolari. Nell’80% dei controlli si è verificato la violazione delle norme di sicurezza, il 53%
di queste irregolarità nei cantieri edili”. “ Le stragi sul lavoro non sono solo un tema di relazioni sindacali ma riguardano tutti: opinione pubblica, politica, governo che devono assumersi le proprie responsabilità, per questo è necessario e urgente un Patto per la salute e sicurezza che Cgil, Cisl e Uil hanno richiesto con il manifesto del 12 maggio”, ha aggiunto il Commissario straordinario della UIL FVG Mauro Franzolini rimarcando l’impegno strenuo del sindacato per vincere questa battaglia di civiltà. Una battaglia in cui la UIL è impegnata in prima linea con la campagna “Zero morti sul lavoro” per connotare il 2021 come l’anno della sicurezza sul lavoro, Il Commissario ha rimarcato inoltre la necessità di mettere in atto le opportune “contromisure per fare in modo che domanda e offerta di lavoro, sempre più indirizzata su qualificazioni e specializzazioni di natura tecnica, tornino a incrociarsi. E’ necessario che l’enorme afflusso di risorse provenienti dall’Europa vadano impiegate anche verso la formazione e la riqualificazione delle persone non occupate o che, a seguito della mancata conferma del blocco dei licenziamenti, verranno estromesse dal luogo di lavoro e dal settore in cui sono storicamente impiegate”. I lavori sono stati chiusi dal Segretario organizzativo della UIL Nazionale Emanuele Ronzoni che ha rilanciato con forza il tema della sicurezza sul posto di lavoro. “La campagna zero morti sul lavoro chiama tutti, nessuno escluso, a un atto di responsabilità, quindi gli imprenditori, il Governo, le amministrazioni, i lavoratori, i sindacati. Ognuno deve fare la sua parte. Assistiamo ogni giorno a incidenti gravi e morti sui posti sul lavoro. Nonostante nel 2020 si sia lavorato di meno a causa del lockdown, il numero dei morti non è diminuito. Ad oggi siamo già oltre la media degli ultimi anni e non vorremmo che il fatto che le aziende riprendano il lavoro e vogliano recuperare il tempo perduto, mettano i
lavoratori nelle condizioni di lavorare senza sicurezza. Non può essere un alibi.”
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