IL PROCURATORE DI TRIESTE SU PASSEUR E IRREGOLARI

I rintracci di migranti a Trieste sono ormai quotidiani. Molti arrivano a piedi, “varcando boschi e campi del carso triestino.

Non c’è neanche bisogno di arrivare con il furgone. A volte abbiamo la fortuna di individuare chi li accompagna ma è come svuotare il mare con un cucchiaino”. Il Procuratore capo di Trieste Antonio De Nicolo fotografa così il fenomeno migratorio che interessa il Friuli Venezia Giulia e su cui la Procura della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo giuliano tiene i fari puntati.

Al momento, tuttavia, “non abbiamo sentore” che sia gestito dalla criminalità organizzata nostrana. “Il “settore” del favoreggiamento dell’immigrazione è molto frammentato. L’impressione è che chiunque abbia un furgone cerchi di fare business. E’ una sorta di malaffare fai da te”, aggiunge il Procuratore De Nicolo che spiega come le indagini avviate dal suo ufficio allo stato dimostrino come “spesso si tratti di iniziative individuali, spinte forse da questa crisi economica”.

“Sicuramente, come accade anche nella droga, ci sono organizzazioni di ampio respiro che lucrano sul fenomeno e ci sono traffici transnazionali – aggiunge -. Stiamo cercando di impostare indagini di ampio respiro e spendiamo moltissimo tempo e fatica, ma ci sono moltissime frange del fenomeno e non è semplice cogliere una strategia complessiva. Le centrali da dove partono i traffici sono molto lontane. Servirebbe una collaborazione con Stati extra europei. Tuttavia le indagini in questo settore sono uno dei core business della Dda”.

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