Sanità: mancano infermieri ma in Fvg il numero è maggiore media Italia. Sono 6,5 su 1000 abitanti rispetto ai 4,5 del resto del Paese

La situazione del personale infermieristico del Sistema sanitario regionale (Ssr) del Friuli Venezia Giulia, anche se superiore alla media nazionale, conferma un deficit di alcune centinaia di professionisti che non si riescono a trovare. È quanto è emerso questa mattina in sede di terza Commissione consiliare, a seguito dell’audizione dei presidenti degli Ordini delle professioni infermieristiche del Friuli Venezia Giulia. Pur in un quadro che il vicegovernatore con delega alla Salute ha definito di oggettiva difficoltà, la nostra è una regione dove il personale infermieristico a tempo indeterminato è pari a 6,4/6,5 unità ogni mille abitanti, rispetto alle 4,5 unità medie a livello nazionale. Tuttavia, questo ancora non basta per garantire un adeguato standard dei servizi. L’esponente della Giunta ha ricordato come le Regioni, unanimemente, abbiano chiesto al Governo di intervenire rimuovendo regole superate per consentire loro maggiori autonomie nelle politiche del personale che negli ultimi 15 anni sono state il grande assente nel settore. Prendendo in esame la dotazione organica del personale infermieristico del Ssr negli ultimi 6 anni, si evince come la Regione abbia fatto ogni sforzo per aumentare il numero di professionisti: si è passati, difatti, da 7352 infermieri del 2017 ai 7808 registrati a giugno 2022. In generale l’andamento del personale infermieristico negli anni 2008-2020 del nostro Ssr evidenzia una crescita rispetto alla media nazionale in termini di numero di dipendenti. Il costo del personale sanitario nella nostra regione ha incidenza sul valore della produzione in maniera superiore alla media nazionale. Ma tutto ciò non basta: è necessario fare di più e per questo il vicepresidente auspica che il nuovo governo nazionale promuova un piano straordinario del capitale umano necessario a colmare i ritardi di troppi anni. I presidenti degli Ordini delle professioni infermieristiche sono stati i primi a sottolineare come le difficoltà in questo ambito siano legate non al solo Friuli Venezia Giulia ma generalizzate su tutto il territorio italiano e che le stesse difficoltà sussistano almeno da 10-15 anni. La Regione sta lavorando anche per aumentare la retribuzione media di medici e soprattutto del personale infermieristico, attualmente sotto la media nazionale; ma, proprio di recente, lo Stato ha impugnato la norma votata dal nostro Consiglio regionale, che avrebbe permesso manovre retributive importanti. Il vicepresidente ha ricordato le proposte fatte a livello nazionale per porre rimedio alla carenza di infermieri: aumento della capacità formativa degli atenei, semplificazione delle procedure di reclutamento, incremento della tariffa per prestazione aggiuntive, riorganizzazione delle competenze, incremento del trattamento accessorio da parte delle Regioni, deroga esclusività. L’esponente della Giunta ha fatto inoltre il punto sugli interventi regionali attivati per far fronte alla carenza di organico: incremento di tariffa a 50 euro per le prestazioni aggiuntive del personale infermieristico che opera nei servizi di emergenza urgenza; premio per attività di contrasto al Covid; accordo con le organizzazioni sindacali del Comparto per la stabilizzazione di 185 unità di personale, tra cui 42 infermieri; valorizzazione delle carriere per evitare la “fuga”; premi per il personale che lavora in settori e aree svantaggiate, critiche o poco attrattive; destinazione dei risparmi sui tetti di spesa del personale alla valorizzazione delle carriere e a misure di carattere premiale. La Direzione centrale salute, politiche sociali a disabilità ha istituito un tavolo tecnico con gli ordini delle professioni infermieristiche per sciogliere il nodo legato alla carenza di personale, ricercando tutte le possibili soluzioni e gli interventi: tra questi figurano i bandi di concorso per infermieri pediatrici, l’inserimento nelle organizzazioni del modello della piattaforma che consente al personale di acquisire competenze “multi professionali” per un loro impiego flessibile. Alcuni interventi sono stati impugnati a livello nazionale e per questo la Regione è ricorsa (e resiste) innanzi la Corte costituzionale.

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