ZIBERNA: “IL RADDOPPIO DELLA CENTRALE DI KRSKO RIGUARDA ANCHE L’ITALIA ”

“Ci sono questioni come la tipologia e la sicurezza di alcune fonti energetiche che non possono essere affrontate dal singolo Stato- rimarca il sindaco- e una di queste riguarda il nucleare che, in passato, in particolare con l’incidente di Chernobyl, ha segnato profondamente l’intera Europa ed anche i nostri territori. Per ciò che riguarda Krško stiamo parlando di un impianto che, in caso di guasto o di terremoto, essendo collocato una zona sismica, potrebbe provocare gravissimi danni per centinaia di chilometri, con ripercussioni inimmaginabili e irreparabili sulle persone e sull’ambiente e credo che il ricordo di Chernobyl sia ancora presente in ognuno di noi. Gorizia si trova solamente a 150 chilometri di distanza e, quindi, non posso che essere fortemente preoccupato dalla decisione assunta dal parlamento sloveno. Per questo, come ho fatto a suo tempo, quando già circolavano le voci su un raddoppio della centrale, lunedì invierò una lettera al presidente del consiglio italiano, Mario Draghi e al ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, affinchè vengano effettuati opportuni approfondimenti e controlli su una scelta che, francamente, per le motivazioni che ho detto, ritengo piena di incognite. Voglio precisare che sebbene l’Italia si sia a suo tempo espressa con referendum contro il nucleare, personalmente non sono assolutamente contrario a prescindere, ma la sicurezza deve essere certificata. Del resto le centrali nucleari di nuova generazione sono assai più sicure di quelle vecchie e se si sta correndo verso una elettrificazione del parco veicoli in Europa è scontata la necessità di una maggior produzione elettrica.
Con i 40 anni di vita della centrale di Krško ci troviamo però di fronte a una delle più vecchie d’Europa. Inoltre è collocata su terreno sismico e mi chiedo per quale motivo, anziché demolirla ed, eventualmente, costruirne un’altra, di nuova generazione, possibilmente in un’altra area si punti al raddoppio di un impianto che, in passato, ha già creato seri problemi. Mi auguro davvero che il nostro governo intervenga magari ponendo la questione nell’ambito dell’Unione europea. La Slovenia ha il sacrosanto diritto di scegliersi le fonti di approvvigionamento energetico, ma credo sia interesse e diritto di tutti salvaguardare la salute dei cittadini. Ecco perché ritengo sia imprescindibile la possibilità di una vigilanza sin dalle fasi decisionali da parte di organismi scientifici anche italiani.”

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